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Galileo Galilei

Le interviste impossibili

La serie di interviste impossibili prosegue con un altro toscano illustre, un uomo il cui genio aprì un conflitto con la Chiesa destinato a segnare nei secoli successivi il rapporto tra fides e ratio.
Uno studioso considerato il padre della scienza moderna: Galileo Galilei.
Nato a Pisa nel 1564, dopo aver intrapreso gli studi di medicina volse ben presto la sua attenzione verso la matematica, la fisica e l’astronomia.
Insegnò matematica all’università di Pisa e successivamente a Padova, dove ottenne la cattedra grazie ai buoni rapporti che instaurò con la Repubblica di Venezia.
Autore di numerosi manoscritti, sostenne la superiorità scientifica della teoria eliocentrica di Copernico rispetto a quella geocentrica di Tolomeo.
Morì ad Arcetri, presso Firenze, nel 1642.

Insomma maestro, aveva ragione Copernico, cioè lei?
Beh, direi proprio di si. Oggi nessuno si azzarderebbe a confutare la teoria eliocentrica. Magari se fossi vissuto almeno un paio di secoli dopo avrei avuto meno problemi con le istituzioni ecclesiastiche.

Lei è ricordato per aver sostenuto la teoria eliocentrica, che però fu elaborata da Copernico, allo stesso modo la si cita come l’inventore del cannocchiale, ma l’uso delle lenti era già diffuso in Europa sin dal medioevo; mi scusi l’impertinenza ma quali sono i suoi meriti?
Le dirò, mio caro scettico interlocutore, che sebbene sia stato Copernico ad aver avuto la prima intuizione egli non riuscì, a differenza mia, a dimostrarne scientificamente la validità, neppure in parte, inoltre commise vari altri errori come quello ad esempio di considerare l’universo un sistema chiuso con le stelle incastonate ad un’enorme volta celeste.

Per quanto riguarda il cannocchiale, vero che le lenti esistevano già, ma io riuscii a portare questo strumento ad un livello di potenza mai raggiunto prima e quindi a poterlo utilizzare sistematicamente per gli studi di astronomia.

Ritiene che la scienza sia in contrasto con la fede? La sua storia personale forse lo dimostra.
La mia storia personale da questo punto di vista fu piuttosto tormentata, visto che io stesso sono sempre stato cattolico e ho avuto persino due figlie suore.

Riguardo al rapporto tra fede e ragione poi, come ebbi modo di dire, compito delle sacre scritture è di insegnare come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo.

Nel 1992 il Papa ha ritirato la condanna nei suoi confronti.
Giusto 350 anni dopo la mia morte, ci hanno messo un po’ a darmi ragione…

Parliamo del presente, come giudica la scienza di oggi?
Sicuramente più libera rispetto ai miei tempi, anche se non mancano forme di prevaricazione magari meno visibili ma altrettanto pericolose.

Ad esempio?
Ai miei tempi la ricerca scientifica non era particolarmente costosa, oggi invece essa dipende in gran parte dalla possibilità che gli scienziati hanno di poter accedere alle risorse necessarie, e questo può non renderli sempre liberi e indipendenti. Anche se non possiamo negare che negli ultimi decenni la ricerca abbia fatto passi da gigante.

Come vede il futuro della scienza?
Io credo che nel prossimo futuro la scienza avrà rapporti sempre più stretti con la politica. Ciò non è di per se un male, tutto dipende da come saranno impostati questi rapporti.

Cosa intende dire per rapporti con la politica?
Intendo dire che sta per finire la grande illusione tecnocratica. Mi spiego meglio; vede la tecnocrazia come lei sa è quella teoria che postula la sostituzione dei governanti, politici di professione, con tecnici che prendono decisioni unicamente sulla base di considerazioni tecnico scientifiche e quindi assolutamente corrette e deideologizzate, in questo modo la società sarebbe governata in maniera razionale ed efficiente.

Però?
Il fatto è che di soluzioni tecnicamente valide spesso ce ne sono più di una, ma visto che le risorse sono per definizione limitate chi governa, anche se è un tecnico, dovrà decidere tra l’una e l’altra utilizzando un criterio di scelta diverso, fondato su valori e orientamenti culturali del tutto personali, legittimi ma non scientifici.

Quindi?
Arrivo al punto. Adesso che il progresso scientifico ha aperto molte nuove strade da percorrere, molte nuove possibilità di ricerca tutte tecnicamente percorribili, ci domandiamo se debbano essere tutte praticate o se debbano essere fissati alcuni limiti e quali. Ebbene queste scelte non potranno che essere fatte sulla base di criteri valoriali e non più tecnico scientifici. Ecco quindi che la scelta a questo punto diviene tutta politica.

Badi bene che quando dico che la scelta è politica non intendo insinuare che sarà una scelta sbagliata o di compromesso, ma che sarà una scelta fondata su un confronto – scontro di valori diversi e tutti legittimi.

Parole sagge, anche se a leggere i suoi scritti lei si è però sempre posto più come un tecnocrate, mi passi la definizione, o comunque un sostenitore senza dubbi della superiorità del ragionamento scientifico.
Si, in effetti questo è stato il mio approccio, però consideri due cose. La prima è che al tempo in cui ho vissuto io l’atteggiamento antiscientifico era molto più ostile, diffuso e pericoloso, quindi sono stato costretto ad altrettanta intransigenza per poter difendere le mie posizioni; inoltre ricordi che dopo essere stato oltre tre secoli seduto su questa nuvoletta ad osservare le vostre peripezie, mi sono reso conto dei molti cambiamenti che nel frattempo sono intervenuti, oggi gli scienziati devono essere responsabili, ai miei tempi dovevamo essere rivoluzionari, andare controcorrente per aprire la strada alle generazioni future.

Gli scienziati di oggi dovrebbero esserle grati?
Credo di si, lo spero, in fondo se mi hanno intitolato tante via e piazze qualcosa di buono dovrò pure averla combinata.

Un’ultima domanda maestro, scenderebbe di nuovo sulla terra?
Fossi matto…

 

Testo di Roberto Adriani
Foto di Sandro Santioli


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