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Lorenzo il Magnifico

Le interviste impossibili

Questa volta incontriamo il personaggio politico più rappresentativo del Rinascimento, un uomo che seppe coniugare la forza delle armi con l’astuzia della diplomazia.
Nato nel 1449, morto nel 1492, il suo nome è indissolubilmente legato alla storia e alla potenza della Repubblica di Firenze. Stiamo parlando di Lorenzo de’ Medici detto Il Magnifico.

Una domanda un po’ scontata ma inevitabile. Ha nostalgia della vita di qua?
Francamente si, ho vissuto una vita avventurosa, piena di soddisfazione e di affetto da parte del mio popolo.

Cosa ricorda della sua giovinezza?
Sicuramente l’educazione che ho ricevuto sin da bambino, predestinato al potere e al comando, ho avuto come precettore l’indimenticato Gentile Becchi, che mi introdusse sin dall’età di cinque anni alla cultura umanistica e allo studio dei classici.

Fu un po’ la stessa cosa che lei fece con suo nipote, il futuro Clemente VII.
Mio nipote era un figlio illegittimo di mio fratello Giuliano ucciso nella congiura dei Pazzi, che il loro nome sia dannato. Di lui mi presi cura dopo la morte di mio fratello, adoperandomi affinché ricevesse un’ottima educazione. Era un ragazzo intelligente e dotato, tanto che divenne Papa.

Le piacerebbe tornare?
Certo che mia piacerebbe, magari in sella ad un destriero!

Come quello che montaste durante il torneo per celebrare le vostre nozze?
Già, quel magnifico cavallo regalatomi per il matrimonio con la mia Clarice Orsini.

Fu un marriage de convenance come voi stesso dichiaraste?
Certo, quell’alleanza con una delle più potenti famiglie di Roma era una garanzia importante per la sovranità e l’indipendenza di Firenze, ma ciò non toglie che quando Clarice fu portata via dalla tubercolosi ne rimasi profondamente addolorato.

Il vostro matrimonio fu un grande evento per Firenze, cosa ne ricordate in particolare?
La convinzione, mia e di tutto il popolo fiorentino, che quel grande evento annunciava una nuova stagione per la Repubblica di Firenze. Poco dopo mio padre Piero il Gottoso sarebbe morto ed io ero il predestinato a succedergli. Di li a poco sarebbe cambiato tutto a Firenze, su questo non potevano esserci dubbi.

Già, la vostra ascesa al potere. No è normale che in una repubblica il potere venga tramandato di padre in figlio.
Certo posso capire che il potere dei medici avesse origine inusuale, però noi abbiamo ereditato e gestito il potere con il consenso del popolo. Il potere ce lo siamo guadagnati più di tutti gli altri monarchi europei che lo acquisivano per discendenza.

Certo questo vi costò anche due attentati, uno in particolare è la famosa congiura dei Pazzi del 1476.
Fu una congiura particolarmente odiosa perché ordita con l’appoggio di una potenza nemica, il Papato. Inoltre quel giorno mio fratello Giuliano perse la vita brutalmente assassinato in cattedrale durante la messa.

Come faceste a salvarvi?
Audacia e fortuna. Audacia perché estrassi subito la mia spada e, protetto dai miei uomini, riuscii a rifugiarmi in sagrestia, riportando solo una lieve ferita al collo.
Fortuna perché quegli stolti dei Pazzi, che il loro nome sia dannato, avevano ingaggiato due semplici preti per uccidere me, l’obiettivo principale, mentre Francesco dei Pazzi e il Baroncelli si diressero verso mio fratello che era comunque una figura politicamente minore. Povero Giuliano morì trafitto da una pugnalata e diciannove colpi di spada.

La vostra vendetta fu terribile. Impiccati dalla finestra del palazzo pubblico.
In verità la mia non fu ne una vendetta ne terribile, ma solo giustizia.
Un alto tradimento come quello, addirittura un tentativo di colpo di stato, non poteva certo rimanere impunito. Tuttavia non mancarono gesti a loro modo di clemenza. Al capitano Gian Battista da Montesecco, in un primo tempo incaricato della mia uccisione e poi tiratosi indietro, fu data una morte da soldato, per mano di spada. Per un soldato è molto diverso che subire l’onta dell’impiccagione.
Inoltre tempo dopo, su richiesta del Papa, il Cardinal Riario, coinvolto nella congiura, fu liberato.
Le sembra terribile vendetta questa?

Però ammetterete che la liberazione del Cardinale Riario fu una mossa per riappacificarvi con il Papato. A Milano gli Sforza erano preda di una crisi politica e non potevate più contare sulla loro alleanza.
Anche se così fosse, io ho sempre agito nell’interesse del popolo di Firenze, in quel momento era in gioco l’esistenza stessa della Repubblica, senza contare che in terra di Toscana il Papa poteva contare sulla eterna ostilità della Repubblica di Siena nei confronti di Firenze.

Infatti poi con il Papa Sisto IV stringeste un’alleanza.
Sempre e coerentemente con l’obiettivo di proteggere Firenze. Maometto II aveva occupato il porto di Otranto, quindi tutti gli Stati della penisola, o di quella cosa che avete poi chiamato Italia, dovevano coalizzarsi contro un nemico comune.
Pur di raggiungere questo obiettivo mi alleai anche con quel Papa che poco prima aveva appoggiato il mio assassinio; come ebbi a dire al re di Francia, agli occhi di Sisto IV l’unico crimine che avevo compiuto era stato il non aver perso la vita durante la congiura.

Già, per voi l’arrivo dei turchi fu una benedizione. Il Papa cessò di farvi la guerra, Firenze
mantenne la sua sovranità e i territori occupati dalla Repubblica di Siena poco prima tornarono nelle mani di Firenze. Tanto che qualcuno ha insinuato che Maometto II occupò il porto di Otranto con il vostro sostegno.
Su questo preferisco rispondere, come dite voi, No comment.

 

Testo di Roberto Adriani
Foto di Sandro Santioli


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