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“L’assedio di Portoferraio”

Libro di Luigi Cignoni su una pagina poco nota della storia dell’Isola d’Elba

La storia locale è comunemente considerata minore rispetto a quella generale, ma quando la prima si intreccia profondamente con la seconda questa distinzione ha ancora senso?
E' questo il caso dell'assedio di Portoferraio del 1801 – 1802, sul quale oggi Luigi Cignoni, insegnante e giornalista elbano de Il Tirreno, ha scritto un libro intitolato appunto “L'assedio di Portoferraio”.
Il merito dell'autore tuttavia non è solo quello di aver scritto un libro su una pagina di storia elbana ancora poco conosciuta, ma di aver curato con intelligenza e senso critico la riedizione del “Giornale del blocco e assedio di Portoferraio”, diario nel quale un anonimo testimone descrisse minuziosamente tutte le fasi dell'assedio sino alla capitolazione.
Quel diario è giunto sino a noi grazie alla ristampa che ne fece Emanuele Foresi nel 1900, poiché del manoscritto originale, posseduto dallo stesso Foresi, se ne sono purtroppo perse le tracce.
La conquista di Portoferraio, piazza d'arme ben difesa e snodo strategico per le rotte commerciali e militari dell'alto Tirreno, fu voluta dallo stesso Napoleone, che peraltro ne conosceva la ricchezza delle miniere di ferro situate nel Comune di Rio.
La vicenda merita attenzione in quanto Portoferraio, grazie al coraggioso governatore De Fisson, seppe resistere, tra alterne vicende, per quasi un anno, dal 3 maggio 1801 al 13 giugno 1802.
Come dicevamo Luigi Cignoni, lungi dal lasciarsi sopraffare dalla ricchezza di dettagli e ricostruzioni dell'autore del diario, si spinge a leggere tra le righe del manoscritto, evidenziandone con onestà i limiti culturali che il testo incontra.
Scrive infatti il Cignoni nell'introduzione: “Chi scrive è una persona letterata, precisa, puntigliosa al punto da non lasciarsi sfuggire il benché minimo particolare.
Il suo punto di vista è filogranducale (avverso ai francesi ndr) la sua è una cronaca dei fatti, propria di chi, a questi episodi, partecipa visivamente. Egli definisce gli occupanti ribelli, mentre parla dei portoferraiesi come di un popolo fedele al suo Sovrano.
Una visione non scevra di passioni politiche, come si vede, se è vero (come è vero) che al momento di registrare l'entrata e, quindi, la susseguente presa di possesso di Portoferraio da parte dei trecento soldati francesi guidati dal generale Rusca, l'anonimo cronista annota sul suo giornale che l'esercito dei vincitori sfilò per le strade cittadine in un grande silenzio. Nessun tripudio, nessun vessillo agitato al vento.
E con la parola silenzio termina la lunga ricostruzione che qui sotto ripubblichiamo.”
È infatti opportuno ricordare che in quegli anni la popolazione elbana era attraversata da divisioni culturali e ideologiche piuttosto marcate, che non di rado sfociarono in episodi di violenza.
Vi erano sudditi fedeli al Granducato di Toscana, ascrivibili sostanzialmente alla schiera dei conservatori, che consideravano la Rivoluzione Francese una pericolosa avventura, vi erano i filofrancesi, che al contrario avevano visto nei fatti del 14 luglio prima e in Napoleone poi, l'occasione per darsi forme di governo più liberali e laiche. Vi era poi una forte presenza della massoneria che tendeva a sua volta a dividersi tra massoni filobonapartisti e giacobini antibonapartisti.
Stante questa situazione è quindi improbabile che i portoferraiesi fossero tutti uniti nella resistenza ai francesi o che almeno un parte di loro non abbia gioito della cacciata dei Lorena anche se, ripetiamolo, ciò non toglie valore di testimonianza storica al manoscritto.
Cignoni ci offre poi altre due ricostruzioni, una del Tenente Colonnello Eugenio De Rossi, pubblicata sulla Rivista d'Artiglieria e Genio nel 1904 e l'altra a cura del Dottor Eugenio Marini, direttore dell'ospedale di Portoferraio e direttore della Biblioteca Comunale Foresiana dal 1924 al 1940.
La ricostruzione del De Rossi, basata anch'essa sul manoscritto, risulta forse quella più oggettiva e meno orientata.

Così ce la presenta Luigi Cignoni: “Chi scrive è un esperto di strategia militare. Con lui cambiano i riferimenti e i punti di vista. Se con Foresi (il curatore del diario anonimo ndr) si affermava il concetto secondo cui la storia la scrive il vincitore […] qui c'è lo storico (non più il cronista) che vuole capire, stabilire connessioni, riferimenti, relazioni”.
Infine lo scritto del Marini, con il quale si torna ad una visione “di parte”.
Scrive a questo proposito il Cignoni: “Il suo scopo principale fu quello di dimostrare l'esempio di virtù cittadine e militari messe in evidenza dalla città di Portoferraio e dai suoi abitanti nel periodo preso in esame. Il saggio di Marini porta acqua alla tesi secondo cui furono ridotti al silenzio e fatti cadere nell'oblio i moti controrivoluzionari che, a partire dal marzo 1799, scossero invece l'isola fino al 17 luglio dello stesso anno, continuando con maggiore insistenza legittimista, sino al giugno 1802”.
In ogni caso crediamo di poter dire che, al di là delle pregevoli pubblicazioni sull'assedio che si sono susseguite negli anni, il diario anonimo rimane, pur con i suoi limiti, il documento più interessante e denso di spunti, proprio perché trattasi di un documento storico redatto in presa diretta. E forse anche perché l'anonimato del suo autore getta sul manoscritto un'ombra di mistero che lo rende ancor più affascinante.

Titolo L'assedio di Portoferraio
Edizioni Gianni Iuculano Editore Pavia
Pagine VII-144
Prezzo € 18
Autore Luigi Cignoni, elbano, vive e insegna a Portoferraio.
Giornalista di cronaca elbana de Il Tirreno, ha pubblicato romanzi ambientati nell'arcipelago toscano quali “Il sapore della terra” (1982), “Re Albano” e “L'Isola del Diavolo” (1989) quest'ultimo, con la prefazione di Padre Ernesto Balducci, ricostruisce l'esperienza vissuta a Pianosa dove l'autore ha insegnato ai figli degli agenti di custodia nel periodo degli anni di piombo.
Seguono “O Cesare, o nessuno” (1992), storia di una spia al seguito di Napoleone all'epoca del suo esilio elbano e “La leggenda dell'Innamorata” (1999).
Se volete contattare l'autore potete scrivere a cignoni@vizzavi.it

 

Testo di Roberto Adriani


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