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Incisa in Val d'Arno

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Abitanti nel 1991: 5.312

Il territorio del comune di Incisa si estende per 26,52 kmq su un terreno in gran parte collinoso, nel Valdarno Superiore, sulla riva sinistra del fiume. Antica podesteria medievale, entrò a far parte, con Cascia, della nuova comunità di Reggello nel 1773. Il comune ritornò autonomo nel 1808 e tale rimase fino al 1824 quando venne annesso a Figline; nel 1851 riacquistò definitivamente il titolo di comune.

Forse sorto su di un antico insediamento romano, l'esistenza del castello dell'Ancisa (Castelvecchio) è documentata già nella prima metà del XII secolo. Esso fu comunque ingrandito e fortificato dai fiorentini nel 1224, in occasione di una rivolta del castello di Figline contro il capoluogo; del resto la sua posizione strategica, a guardia di due importanti vie di comunicazione e dominante sopra una angusta gola, lo qualificò come idoneo a sbarrare il passo ai nemici di Firenze: in virtù di ciò, sede fissa di una guarnigione fiorentina, esso ebbe modo di svilupparsi, e ai piedi del castello venne a costituirsi nel corso del XIII secolo il borgo che nel 1337 risultava avere dei propri statuti. Nel 1312 a Incisa trovarono rifugio i fiorentini circondati dalle truppe di Arrigo VII in marcia verso Firenze e nel 1363 il castello, conquistato dalle soldatesche pisane, venne in gran parte distrutto; fu ricostruito, a opera di Firenze, l'anno seguente. Occupato nel 1529 dall'esercito imperiale guidato dal principe d'Orange, è in questa data che avvenne l'episodio della popolana Lucrezia Mazzanti, annegatasi in Arno «dagli amplessi aborrendo di soldato alla patria nemico». Subì numerose distruzioni nel corso dell'ultima guerra. Tra le glorie locali Incisa si vanta di aver dato i natali al padre del Petrarca.

Da vedere:
Ss. Cosma e Damiano al Vivaio, convento dei Minori Francescani eretto nel 1510 su di un preesistente monastero. La chiesa dall’interno barocco conserva interessanti opere d’arte.

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