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Piancastagnaio

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Abitanti nel 1991: 4.401

Il territorio del comune di Piancastagnaio si estende per 69,70 kmq in zona montuosa, sulle pendici sud orientali del monte Amiata. Centro feudale, poi podesteria medievale fin dal XIII secolo, divenne capoluogo di feudo granducale nel XVII secolo e poi sede di comunità nel 1778.

Piancastagnaio viene ricordato sin dalla fine del secolo XI per i conflitti che sulla sua giurisdizione civile sorsero tra la famiglia degli Aldobrandeschi e l’abbazia di San Salvatore del monte Amiata; la disputa, nella quale intervennero anche i Visconti di Campiglia d’Orcia, prosegui nel XIII secolo quando Piancastagnaio era ormai divenuto un importante castello costituito a comune. Gravitante già da tempo, per quanto riguardava la parte politica, nell’orbita della repubblica di Orvieto, venne da questa occupato nel 1303 e ad essa rimase fin verso la metà del secolo. Ancora conteso dagli Orsini di Pitigliano, eredi degli Aldobrandeschi, e da Siena, che nel corso del XIV secolo aveva intensificato i suoi tentativi espansionistici, fra il 1415 e il 1430 Piancastagnaio si assoggettò liberamente a quella repubblica. Nel 1456 Siena, alla quale Piancastagnaio rimarrà legato fino al XVI secolo, ordinava e provvedeva che fossero restaurate le mura del castello. Attualmente rimangono una rocca ben mantenuta, tre torri e qualche tratto di mura. Nel 1601 il granduca Ferdinando I concedeva il territorio (che dal 1559 era entrato a far parte del ducato di Cosimo I) in feudo al marchese Giovanni Battista Bourbon del Monte, al quale si deve la costruzione dell’imponente palazzo fuori delle mura. Nel 1778 il feudo veniva soppresso e il territorio di Piancastagnaio riorganizzato all’interno dello stato granducale. Durante la guerra di Liberazione la zona fu sede di un’intensa attività partigiana.

Da vedere:
Rocca degli Aldobrandeschi, posta all’ingresso dell’antico borgo, mostra il possente torrione adibito a museo.
Madonna di S. Pietro, santuario cinquecentesco posto al di fuori dell’abitato.

Parte storica riprodotta su autorizzazione della Regione Toscana - Dipartimento della Presidenza E Affari Legislativi e Giuridici

 
 
 
   
 
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