La PIeve di San Pietro,

La pieve di San Pietro a Vaglia è ricordata già alla fine del X secolo in una donazione fatta al Capitolo fiorentino. La chiesa ha perduto le originali forme romaniche, essendo stata rifatta verso la fine del XVIII secolo. Di notevole sono da segnalarvi crocifisso, forse opera del Giambologna, una croce processionale del '600, un reliquiario spagnolo e alcuni dipinti di Domenico Pugliani e di Lorenzo Lippi. Nella diocesi di Fiesole è invece l'altra pieve di San Cresci a Macioli, ricordata fin dal 926, celebre, se non altro, per essere stato rettore quell'Arlotto Mainardi, meglio conosciuto come " il piovano Arlotto " autore di facezie famose.

La chiesa di Bivigliano.

La chiesa che nel territorio di Vaglia conserva oggi più interessanti strutture romaniche è quella di San Romolo a Bivigliano, ad unica navata con abside semicircolare e con la facciata preceduta da un portico. In essa si conserva una bella terracotta robbiana (Madonna e Santi) e una statua Lignea policroma di San Giovanni Battista del XV secolo. Il turismo residenziale alimentato dalla vicina Firenze è un fenomeno che ha investito soprattutto la parte meridionale del territorio di Vaglia: Bivigliano è la località che, in questo senso, ha registrato il maggior sviluppo.

Villa di Bivigliano.

Vari castelli sono registrati nella zona di Vaglia. Ruderi rimangono di Scarabone, il " castrum de Scaraboni " ricordato nel 1076, così come di Pietramensola, ricordata nella seconda metà dell'Xl secolo e dove all'inizio dei Duecento vantava possedimenti la Badia del Buonsollazzo. Trasformato in villa fu il castello di Calicarza (Torre San Pietro), menzionato la prima volta nel 1066, mentre addirittura al 1013 risale il primo ricordo di Paterno, oggi divenuto una delle frazioni del Comune e la cui chiesa di Santa Maria appare ricordata fin dal 1153. Resti di strutture fortificate sono anche presso l'abitato di Ferraglia, che fu possesso dei Medici e dei Corsini.

L'Eremo di Montesenario.

Proprio al confine col territorio di Borgo San Lorenzo, in una posizione panoramica eccezionale che spazia dalle vette appenniniche al Monte Amiata, è l'eremo di Montesenario (m. 815), una delle più famose emanazioni religiose fiorentine. La località di " Monte Asinario " è ricordata fino dal 1141, epoca nella quale doveva esservi un castello ormai diruto, ceduto al vescovo fiorentino.Presso questa località aspra e selvosa si ritirarono a vita eremitica nel 1233 (nel giorno della Natività di Maria, l'8 settembre) sette nobili fiorentini, dopo aver abbandonato la vita agiata, e che presero il nome di Servi di Maria (Serviti).

Un'altra veduta dell'Eremo.

Nel 1241, ricevute in dono dal vescovo le rovine del castello, edificarono il primo minuscolo convento. Questo, in seguito ad altre donazioni, fu ampliato nei primi decenni del Quattrocento. L'eremo decadde verso la metà del XVI secolo, anche a seguito dei gravi danni di un terremoto, e soltanto verso la fine del secolo fu restaurato per la munificenza di Federico I. Altri restauri la chiesa li ebbe nel 1717, quando fu trasformata in stile barocco, ed ancora verso la fine del secolo scorso.