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Visita il Mugello, culla dei Medici, a due passi da Firenze e le bellezze toscane
 

La cucina di Alessi

 

 
 

Tordi arrosto con "la salvia'n culo"

  • A) 8 tordi belli grassi, già pronti per la cottura
  • B) Un frullato denso di:
    5-6 spicchi di aglio
    10 bacche di ginepro
    le foglioline di 2 grossi rametti di rosmarino, e quelle di 2 grosse ciocche di salvia
    10-12 olive fresche denocciolate
    un pizzico di sale
    4 cucchiai di olio di oliva
  • 4 cucchiai di olio di oliva
  • 6 cucchiai di olio di arachide
  • 8 grosse foglie di salvia
  • sale e pepe
  • spezie
  • 1/4 di vino bianco
Mescolare bene 4 cucchiai di sale fino, 1 di pepe, e 1/2 di spezie fino a rendere il tutto una miscela omogenea.
Nel tritatutto a lame, mettere tutto quanto al punto B) e frullare fino a che il tutto non sia diventato una purea piuttosto densa.
Prendere i tordi e salarli-peparli in maniera molto uniforme sia fuori che dentro, aiutandosi con le dita.
Poi spalmarli altrettanto uniformemente dentro e fuori alla stessa maniera di prima con abbondante frullato di aromi.
Infine mettere nel buzzo di ognuno una grossa foglia di salvia (la salvia "in culo"), poi adagiarli in una zuppieretta, irrorarli con l'olio di oliva, coprirli con una pellicola e metterli in frigo una notte ad insaporirsi.
Riprenderli il giorno seguente e sistemarli, senza soprammetterli, in una teglietta da forno, badando di unire tutto il sughetto che si sarà formato, con l'olio, nella zuppieretta durante la notte.
Irrorarli con l'olio di arachide, coprirli con carta stagnola, metterli in forno a 200gr per 20' ca. Al tempo togliere la stagnola di sopra, irrorarli con il vino, rigirarli e mescolarli un po', far evaporare 5', quindi spengere il fuoco del forno, ma lasciare qualche altro minuto i tordi a crogiolare pian piano per meglio uniformare il grado di cottura fra interno ed esterno. Sfornare e mandare in tavola, accompagnare con insalatine miste di campo, che sebbene ancora in stagione prematura, alcune almeno, restano il miglior contorno, condite con olio e aceto di quelli "veri", che si possa desiderare con questo tipo di arrosto.
Sebbene la caccia sia ormai un'attività pressoché scomparsa, a causa delle ignominie dei "cannibali" della doppietta che hanno, insieme ai concimi chimici dei "barbari" dell'agro-industria, distrutto il patrimonio faunistico e infamato la figura, un tempo "mitica", del cacciatore e oltraggiato selvaggiamente gli antichissimi rituali della caccia, un arrosto come questo, quando eccezionalmente si rendesse possibile per la presenza dei tordi, riconcilia ampiamente e giustifica (eh sì!) anche un atto violento, l'uccisione di un uccelletto, di per sé ripugnante. L'uomo è quello che è, lo si rigiri come si vuole, rimane sempre lo stesso: fondamentalmente ignobile, arrogante, violento. Però, in fondo (e forse, inconsapevolmente, lo fa per espiare) riesce ad autoperdonarsi ogni infamia, dato che, per quante ne possa aver commesse (e ne ha commesse tante, troppe ormai) nei confronti di animali, piante e ambiente in generale, non ci sembra, queste infamie, arrivino mai al grado di scelleratezza di quelle che ha commesso (e tutt'ora continua a commettere) contro se stesso (senza andare tanto lontano, nel tempo e nello spazio, Bosnia, Somalia, Ruanda, docet).

Una ricetta di Giuseppe Alessi

 
 
 
   
 
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  Terra di Toscana

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